Millennio della Chiesa SS. Nazzaro e Celso in Piacenza

L’antica chiesa di SS.Nazzaro e Celso: Mille anni di Storia e Arte

1025-2025

Gli Eventi

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Mercoledì 16 aprile: Convegno storico

Dalle ore 15:00 alle 18:30

Come certificazione storico-documentaria, in apertura si terrà mercoledì il Convegno con il titolo IL SECOLO XI, LA FONDAZIONE E I MUTAMENTI DELLA CHIESA DEI SS. NAZZARO E CELSO
con i seguenti interventi:
STEFANO PRONTI, Nel millennio della chiesa dei SS. Nazzaro e Celso: dalla fondazione agli interventi del priore Giulio Alberoni, dai restauri recenti all’attività della Galleria d’arte (1989-2025)
ANDREA TOMASINI, Prope ecclesia sanctae Brigidae. L’area di S. Brigida tra IX e X secolo attraverso le lenti delle fonti documentarie
ANNA RIVA, Nuovi documenti per Giorgio da Muzano
DANIELA MORSIA, Le parrocchie nella Piacenza dei sec. XI e XII e i Benedettini di S. Sepolcro
SUSANNA PIGHI, La chiesa dei SS. Nazzaro e Celso: documenti per la storia e per l’arte
ANNA CÒCCIOLI MASTROVITI, I palazzi di Stra’ Levata: fabbriche rinascimentali e barocche. Architettura, decorazione, memorie, arredi della dimora nobiliare fra Piacenza, Milano, Roma
VALERIA POLI, Per una ricostruzione della storia urbana: dal borgo di S. Brigida alla porta di Strada Levata. Gli Atti del Convegno saranno raccolti in un catalogo sostenuto da TIPLECO.

Dalle ore 15:00 alle 18:30

saranno presentate, come supergioelli, le PRINCIPALI TESTIMONIANZE MEDIOEVALI PIACENTINE:
Il Registrum Magnum di Piacenza, il libro del potere comunale fra i più antichi d’Italia a cura di Gian Paolo Bulla, La cultura nel Libro del Maestro, esposizione e commento del Codice 65 della Cattedrale a cura di Tiziano Fermi, La zecca di Piacenza in età longobarda e comunale con Monete d’oro di Ariperto e le monete del Comune di Piacenza circolanti tra le città padane a cura di Giorgio Fusconi, La Commedia di Dante, il manoscritto di data certa più antico, nel Codice Landiano 190 della Biblioteca Comunale Passerini-Landi a cura di Massimo Baucia.

Sarà allestita la mostra STRADA LEVATA, LA STORIA URBANA PER IMMAGINI. La mostra offrirà al visitatore la ricostruzione della storia urbana grazie al contributo del materiale iconografico inedito (90 fotografie circa tratte dai remoti archivi fotografici piacentini), a partire dalla scala urbana, passando poi a quella architettonica. Sarà proposto un percorso a ritroso nella consapevolezza che l’interesse del visitatore sia quello di riconoscere, per prima cosa, i luoghi della propria esperienza quotidiana o contemporanea e poi, in un secondo momento, quello di esplorare le tappe della storia sul lungo periodo attraverso una successione di soglie storiche significative sia per la città sia per la chiesa dei SS. Nazzaro e Celso. Il percorso sarà il seguente:
L’abbandono della chiesa dalla chiusura, alla fine del XIX secolo, fino alla rinascita nel 1986. Rosso Tiziano Arte. La trasformazione della chiesa ai tempi del cardinal Alberoni. La chiesa rivolta verso la città. Identificazione delle emergenze monumentali nel quartiere di strada Levata. La fondazione della chiesa lungo la via Francigena. La nascita del borgo. Il quartiere guelfo degli Scotti. La cittadella, Le emergenze religiose.
Il quartiere con foto e cartografia sarà ricostruito grazie ad una ricca documentazione incentrata soprattutto sul complesso monumentale dell’ospedale. La mostra con catalogo TIPLECO sarà curata da VALERIA POLI con la collaborazione di MAURIZIO CAVALLONI.

Il Salotto di Margherita. L’arte del Novecento Italiano è una mostra dedicata alla figura di Margherita Sarfatti ed al movimento artistico del Novecento Italiano. Con più di venti opere esposte, il percorso espositivo ha coinvolto artisti come Mario Sironi, Ubaldo Oppi, Achille Funi e Giorgio De Chirico, nel tentativo di indagare il panorama culturale e gli stilemi artistici tra le due Guerre.

Giancarlo Pozzi, classe ’38, è un artista artigiano originario di Castellanza, Varese. La mostra Lo specchio del cielo ha visto esposte oltre 50 delle sue opere più recenti, dando spazio a dipinti, incisioni, sculture e installazioni. Per l’occasione, abbiamo preparato un volume dedicato (stampato da TIP.LE.CO), contenente tutte le opere in mostra e numerosi contributi critici dedicati all’arte di Pozzi. 

L’evento di chiusura dell’anno del millennio sarà l’illustrazione della Cucina piacentina antica, esemplata per la prima volta con documenti medioevali e immagini, e con saggi di degustazione.

La Chiesa

La chiesa dei Santi Nazzaro e Celso, antichissimo tempio della Piacenza medievale, fu fondata nel 1025 come parrocchiale; dal 1989 è sede della Galleria d’Arte “Rosso Tiziano”, promotrice delle iniziative programmate e qui illustrate per l’anno 2025. L’edificio conserva il suo antico impianto romanico in cotto, sul quale sono intervenute le modifiche di età gotica e barocca, che apportarono il ribaltamento dell’abside e il rivestimento di decorazioni barocche a stucco. Numerose e suggestive le testimonianze storiche e artistiche tuttora leggibili nella chiesa, di cui sarà ricostruita l’evoluzione millenaria nel quadro dell’antico borgo medievale cresciuto lungo questo ramo della Via Postumia-Francigena.

Stefano Pronti

I Santi Nazzaro e Celso 

Nazzaro o Nazaro o Nazario è un martire cristiano venerato dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa e viene ricordato sempre insieme a Celso, suo giovane discepolo con il quale subì il martirio. Nella biografia di Ambrogio, vescovo di Milano, si legge che l’inventio, cioè il ritrovamento rivelato da un sogno, avvenne nel 395, per cui egli trovò i corpi di due martiri, Nazario e Celso; il primo era sepolto in un campo appena fuori della città di Milano e in uno stato prodigioso: il corpo era ancora integro e incorrotto, con il capo staccato dal tronco e con sangue ancora non rappreso. I resti del giovane ritenuto S. Celso furono rinvenuti in un orto suburbano vicino. Ambrogio li fece traslare nella Basilica degli Apostoli situata nei pressi di Porta Romana. La Chiesa cattolica li celebra il 28 luglio, quella ortodossa il 14 ottobre. Nazzaro era cittadino romano di famiglia ebrea e legionario. Fu discepolo dell’Apostolo Pietro e ricevette il battesimo dal futuro Papa Lino, primo successore di S. Pietro. Per sottrarsi alle spietate persecuzioni promosse da Nerone contro i cristiani e forse per disposizione del Papa Lino, partì da Roma per raggiungere i territori lombardi. Si fermò soprattutto a Piacenza e a Milano, dove incontrò in carcere altri cristiani perseguitati, tra cui Gervasio e Protasio. Successivamente continuò la sua opera di evangelizzazione nelle Gallie e qui gli fu affidato come discepolo il giovanissimo Celso, di appena 9 anni, che fu da lui battezzato e istruito nelle questioni di fede. Insieme proseguirono nell’opera di diffusione della nuova religione, attraverso la Francia meridionale fino a Treviri, la città dove nacque Ambrogio. Qui furono imprigionati e inviati a Roma per l’atto di abiura, ma rifiutando di riconoscere gli dei pagani, furono condannati a morte e imbarcati su una nave per essere gettati in mare; la leggenda vuole che essi camminassero sulle onde e che scatenassero una tempesta poi sedata; approdarono a Genova e continuarono la loro predicazione in Liguria e ancora, passando per Piacenza, in Lombardia, per essere condannati e decapitati a Milano nell’anno 76. Il loro ricordo si perse fino al ritrovamento dei corpi da parte di Sant’ Ambrogio, che ne diffuse il culto. L’iconografia dei due santi è semplificata nella rappresentazione della decapitazione dei due giovani, con la costante presenza della palma del martirio, come attributo specifico.

Stefano Pronti

1025 – 2025

Alberoni

Il percorso ecclesiastico dell’Alberoni inizia con l’ordinazione a chierico il 16 dicembre 1678, quattordicenne. Nel 1681 ottenne gli ordini minori, nel settembre 1688 ricevette gli ordini maggiori e fu creato sacerdote, avendo come dote patrimoniale una messa quotidiana nella chiesa dei SS. Nazzaro e Celso. Nel 1682 il diciottenne Giulio Alberoni fu nominato sindaco della Congregazione del SS.mo Sacramento della stessa parrocchia e lo rimase anche nei due anni successivi; nel 1688 fu nominato priore della stessa Congregazione, la carica più elevata. La folgorante carriera dell’Alberoni iniziò attraverso la collaborazione con Alessandro Roncovieri. Egli aveva già reso grandi servigi a Casa Farnese accompagnando il principe Antonio per i maggiori stati europei nel lungo viaggio terminato a Roma agli inizi del 1700. L’Alberoni si era fatto conoscere e stimare a corte per le sue qualità e per questo il duca Francesco gli affidò la missione di incontrare il supremo comandante francese dell’esercito franco-spagnolo entrato in Italia nella primavera del 1701; poi, come segretario del vescovo Roncovieri, incontrò il generale Luigi Giuseppe duca di Vendôme nel marzo del 1702, che lo condusse con sé in Spagna, dove rimase come ambasciatore.


In Strada Levata, nella parrocchia dei SS. Nazzaro e Celso, l’Alberoni aveva la nipote Maria Giulia, monaca nel convento di Valverde, ma vi sarebbe tornato soltanto nel 1744, quando fu padrino del figlio dei conti della Somaglia, imponendogli il suo nome Giulio e nel 1748, quando abitò probabilmente nel palazzo dei conti Somaglia di fianco alla Chiesa dei SS. Nazzaro e Celso, prima di trasferirsi nel palazzo presso S. Savino, da cui seguiva i lavori d i costruzione del Collegio di S. Lazzaro da lui fondato.

Stefano Pronti

I Dipinti Ritornati

La ricostruzione dell’assetto storico della chiesa è stata possibile dall’esame delle visite pastorali del 1579, 1773 e 1825, dalle cui descrizioni si possono ricavare la disposizione degli altari e delle cappelle con i loro benefici economici e la collocazione del battistero e dell’ossario, oltre che delle sepolture riservate. Oggi è possibile rivedere quella disposizione osservando i dipinti che sono ritornati nelle loro cornici, nei luoghi originari: SS. Nazzaro e Celso nel coro dedicato ai due martiri, Raffaele Arcangelo e S. Antonio Abate nelle prime due cappelle a destra, che sono in situ da alcuni anni, ai quali si sono aggiunti S. Orsola e la B. V. delle Grazie nelle due ultime cappelle della navata sinistra.
S. Orsola, che coronava l’altare di giuspatronato dal 1343 della potente famiglia Barattieri insediata in due palazzi proprio sul lato opposto della Strada Levata (Via Taverna), è un’opera attribuibile ad un valido pittore emiliano della fine del Cinquecento, che ha davanti il modello dell’Estasi di S. Cecilia di Raffaello, ora alla Pinacoteca di Bologna, per la centralità della santa e per la disposizione simmetrica delle figure attorno a semicerchio, di cui tre rivolte al riguardante, e per lo spazio divino con angioletti posto al centro in alto. Gli attributi della santa sono tutti presenti: la corona regale, le vergini sue seguaci e la bandiera crociata.
La Madonna delle Grazie è un piccolo dipinto che si inserisce nella consolidata iconografia medioevale e rinascimentale della “Madonna del Latte”, molto diffusa, perché invocata dalle puerpere, fino alla censura della controriforma per le nudità e per gli aspetti troppo liberi e naturali. Infatti questa Madonna, pur nel suo dimesso risultato popolareggiante, richiama nettamente la Madonna Litta tutta leonardesca del Boltraffio per posizione del Bambino sul lato destro della madre e per le due aperture sul fondo verso una prospettiva di paesaggio, non eseguita.
Due dipinti che sono riapparsi e che finalmente si prestano ad essere studiati: grazie a chi lo ha permesso.

Stefano Pronti

Via Taverna 41 29121 Piacenza
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